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Adolfo Taddeucci, meglio conosciuto come “Foffo”

Dedichiamo questo spazio ai personaggi della società. Cercheremo di raccontare ognuno di loro attraverso interviste che vi aiuteranno a conoscere meglio le persone che ogni giorno e in maniera diversa si dedicano alla gestione e all’organizzazione delle tante attività . Volti diversi, storie curiose e un’unica passione, quella per il calcio.

 

Vi presentiamo Adolfo Taddeucci, meglio conosciuto come “Foffo“, lo storico custode che da oltre 40 anni rappresenta un punto di riferimento per i ragazzi che si allenano sui campi di Figline. Racconta di essere stato uno zio, un nonno, un amico per tutti i giovani calciatori passati sotto i suoi occhi e di voler continuare ad esserlo fin tanto che potrà.

 

Adolfo, dopo 43 anni, cosa lo porta ad essere ancora qua?

Semplicemente l’amore per il calcio e per i ragazzi. Questo è quanto basta a trascorrere gran parte del mio tempo qui. Tutte le mattine arrivo alle 7:30 e fino alle 10:30 circa mi occupo di pulire gli spogliatoi e mettere in ordine. Lavo le maglie, taglio l’erba e sistemo il campo da gioco. Nel pomeriggio arrivo alle 14:00, prima che comincino ad arrivare i ragazzi per gli allenamenti, e vado via alle 19:30. Mia moglie non è proprio contenta, ma dopo tutti questi anni si è rassegnata. Finché potrò continuerò a farlo, perché se mi condannassero a trascorrere le mie giornate in qualche bar del paese, per me sarebbe una vera e propria tortura.

 

In questi anni come ha visto cambiare l’insegnamento del calcio?

In questi ultimi anni e soprattutto con l’avvento della FC Valdarno l’insegnamento ha raggiunto una qualità che non ricordo aver mai visto in passato. Spesso purtroppo però, quello che i ragazzi imparano in campo è compromesso dall’atteggiamento dei genitori, non sempre corretto. Mi riferisco a quei genitori che mostrano un interesse esasperato affinché i loro figli giochino tutte le partite facendo loro pressioni inutili. Fortunatamente non tutti i genitori sono così, ci sono anche quelli a cui interessa solamente che il figlio si diverta, socializzi e faccia sport perché alla loro età il calcio deve essere prevalentemente divertimento e svago, nulla più. Le qualità calcistiche di un ragazzo non si vedono a 7 anni, o perlomeno non è quello il momento in cui si può affermare che è una nuova promessa del calcio.

 

Assiste alle partite il sabato e la domenica?

Non riesco quasi mai a vedere interamente le partite perché mentre i ragazzi si sfidano in campo spesso sono in biglietteria o comunque sempre occupato in qualche attività di manutenzione.

 

Cosa rimpiange del calcio giovanile di una volta?

La libertà dei ragazzi, il fatto che erano molto meno seguiti nella loro attività sportiva dalle famiglie e questo li portava a vivere il calcio in maniera non condizionata. Su ognuno di loro non gravavano aspettative e questo permetteva loro di svagarsi e divertisti giocando. Oggi purtroppo i risultati riportati sul campo e i meriti riconosciuti diventano spesso un pretesto per viziare ulteriormente i figli e questi ultimi, che hanno sempre tutto, rischiano di non accontentarsi più di niente e pretendere sempre di più senza mai essere pienamente soddisfatti.

 

Perché il nome “Foffo”?

Ho ereditato il nome Adolfo da un parente scomparso a soli 28 anni in una triste vicenda. “Foffo” è prima di tutto un diminuitivo di Adolfo, ma anche un modo simpatico di riscattare un nome che si carica di un ricordo per me e per la mia famiglia molto triste.

 

Adolfo, ci dica, ha dei nipoti che giocano a calcio?

Ho solo una nipote, ma non gioca a calcio. Non le avrei mai consigliato di praticare questo sport, perché sono un uomo all’antica e penso che le ragazze siano portate per altre attività come la danza e la pallavolo. E poi dai, il calcio è fatto da uomini.